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Philippe Delerm è un autore che amo molto, l’ho scoperto subito dopo la laurea quando ho ricominciato a praticare la “lettura sensuale”, cioè la lettura fatta solo per il piacere di farla senza nessuno scopo erudito o di studio. Quel periodo è stato un modo per recuperare il piacere di leggere ed insieme il piacere di vivere leggermente. Delerm è stata una scoperta che risale a quello stato d’animo che (mi accorgo adesso) sto cercando ancora di coltivare con questo blog.

Questo è un brano tratto dal suo primo libro e racconta un momento che a me capita quasi tutte le domeniche di vivere quando con la mia famiglia ci ritroviamo tutti insieme. Si tratta di un gesto semplice ma, il modo in cui viene raccontato come si porta il cabaret di paste la domenica mattina, è tanto perfetto quanto allegro.

Il pacchetto di paste della domenica mattina

Paste assortite, certo. Un grosso bignè al caffè, due cartellette alla fragola, un millefoglie. A parte una o due, sappiamo già a chi ciascuna è destinata, ma quale sarà quella in più per i ghiottoni? Snoccioliamo i nomi con calma. Dall’altra parte del bancone, la commessa, la pinza in mano, si orienta con sottomissione verso i tuoi desideri; non tradisce impazienza neppure quando deve cambiare vassoietto, il millefoglie non ci sta. E’ importante il vassoietto, con gli angoli smussati, i bordi rialzati. Rappresenta la base solida di un edificio fragile, dall’incerta sorte.

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Allora la commessa immerge il vassoietto in una piramide di carta rosa, presto circondata da un nastro scuro. Mentre paghiamo, reggiamo il pacchetto da sotto, ma appena varcata la porta del negozio, lo afferriamo per il nastro tenendolo un po’ scostato. E’ la regola. Le paste della domenica devono essere portate come si tiene un pendolo. Rabdomanti di riti minuscoli, camminiamo senza arroganza, e senza finta modestia. Non è ridicola questa compunzione, questa serietà da re magi? Ma no. Se i marciapiedi domenicali hanno un sapore di passeggiata lenta, è merito del pacchetto sospeso – come dei porri che spuntano qua e là dalle borse della spesa.

Con il pacchetto in mano, hai l’aspetto del professor Tornasole, proprio quello che ci vuole per salutare l’effervescenza del dopo messa e gli effluvi di scommesse sui cavalli, di caffè, di tabacco. Tranquille domeniche in famiglia, tranquille domeniche di una volta, il tempo oscilla come un ostensorio all’estremità di un nastrino scuro. Un po’ di crema pasticciera ha fatto appena una macchia in cima al bignè al caffè.

tratto da “La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita” di Philippe Delerm, Frassinelli, 1998