Tag

, , , , ,

Sabato scorso dopo una mattinata passata in giro e un pranzo fuori con degli amici, mi sono ritrovata a rivivere un momento di piacere casalingo a cui, per mancanza di tempo, troppo spesso rinuncio e, forse proprio per questo, me lo sono goduto appieno: in poltrona, il profumo del te’ francese preparato dal marito, la mancanza di ogni sensazione di fretta…il vero relax.
Domenica sera, convinta di trovare qualche libro che trattasse di questo piacere, mi sono messa alla ricerca nelle librerie di casa di un libretto che avevo comprato su una bancarella alcuni anni fa, L’ora del te’. E’ uno di quei libri che non comprerei mai in libreria e a prezzo pieno (non a caso, di quella collana se ne trovano sempre in giro per librerie dell’usato e bancarelle) pero’, e’ stato davvero piacevole leggere di qualcosa che mi e’ appartenuto.
E’ un librino del 1981 che parla del rito del prendere il te’ come di un rito borghese di altri tempi che “timidamente sta prendendo piede anche tra i giovani”. Io sono cresciuta in quegli anni ed e’ verissimo che, in quel periodo, accadde questo; posso francamente affermare che alcune amicizie adolescenziali si sono formate, saldate e trascinate sul ricordo di quella mezz’ora passata a prendere il te’ come pausa dallo studio o, meglio, come momento che doveva segnare il passaggio dal cazzeggio allo studiare seriamente. Allora si andava di te’ Star in bustina (che credo non esista nemmeno piu’) e valanghe di frollini a poco prezzo, non c’era assolutamente l’abitudine tipica di oggi di scegliere, preparare, servire, annusare, gustare, accompagnare il te’.
Se, oggi come allora, il rito sociale continua ad essere fondamentalmente un pretesto per stare insieme e, semmai, un intercalare tra un argomento e l’altro di discussione, dopo sabato scorso mi sono sempre più convinta che il rito domestico dovrebbe diventare una quotidiana abitudine del buon umore.

Un rito borghese

Nostalgia di vecchi riti, di teiere fumanti sotto il cappuccio imbottito e ricamato che le teneva ben calde…nostalgia di dolcetti casalinghi, di merende ristoratrici tra ore di studio accanito: una tazza di te’, una fetta di pane, burro e marmellata e i libri sul tavolo sembravano un po’ meno minacciosi…
Il te’ delle signore, le amiche della mamma, era un altro rito domestico cui una figlia giovinetta della buona borghesia non poteva sottrarsi facilmente. Le era riservato il compito, sussidiario ma ricco di sottintesi e di promesse, di aiutare la stessa padrona di casa nel servizio: porgere il piattino di cristallo con le fettine di limone già private dei semi e la splendente zuccheriera d’argento ben colma, tenendo a portata di mano la lattiera per chi, all’uso francese dell’agrume per insaporire la bevanda, preferisse la lattea nuvoletta all’inglese. Le signore bevevano il te’ compostamente, facevano complimenti e lodi, chiedevano notizie degli studi, poi la ragazzina poteva tornare nella sua stanza. Il suo ruolo al te’ era concluso: un giorno a sua volta avrebbe riunito le amiche in salotto e avrebbe chiamato in aiuto le figlie…
Poi le cose sono andate diversamente. Oggi prepariamo il nostro te’, qualche volta la domenica pomeriggio d’inverno, se non abbiamo altri particolari programmi e decidiamo di starcene in casa: spesso ce lo facciamo preparare da compagno della vita, benignamente costretto, da un femminismo che ormai non si discute neppure più, a frequentare la cucina e i fornelli senza ribellarsi e anzi trovandoci gusto.
Da “L’ora del te'” di Mariarosa Schiaffino, Idealibri, 1981

Questo brano non e’ utilizzato a fini commerciali se, chi ne detiene i diritti, desidera che non venga divulgato su questo blog, prego voler comunicare la cosa all’autore di questo blog (su di me).

Annunci