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Credo che il pan brioche per me possa rientrare benissimo nella tipologia dei comfort food.
Di sicuro e’ un dolce che associo alla mia infanzia, mi viene in mente mia zia che lo impasta aggiungendo le uova una per volta perche’ la sua ricetta diceva di metterne “quanto ne riceve” (e gia’ questo me lo rendeva tanto misterioso e davvero difficile da fare) oppure quando con una mia compagna di classe ogni mattina ci fermavano in un forno per comprare la brioche semi dolce che sostituiva la sua colazione.
Di sicuro perche’ non lo preparo spesso (perche’ e’ un dolce che ha bisogno di tempo e quindi di attesa e desiderio di prepararlo) ma, quello che rende questo dolce un cibo confortevole per me, e’ senz’altro il profumo “da forno” di cui si riempie la casa. Purtroppo con i nuovi forni (a basso consumo e chiusi quasi ermeticamente ) si perde un bel po’ di questa parte ma, con i forni delle cucine in cui ho abitato durante gli anni di universita’, era incredibile l’effetto di richiamo che il forte profumo generava tra i coinquilini e i vicini. Arrivavano tutti con i visi incuriositi e sorridenti non appena la pancia del pane si gonfiava e l’uovo spennellato cominciava a scurirsi, dicendo “ma cos’e’ questo profumo?” mentre io controllavo che stesse andando tutto bene e mi convincevo sempre di piu’ che basta il profumo del pane e, soprattutto del pan brioche caldo, a mettere tutti d’accordo.
Due o tre delle mie molte coinquiline si sono portate nella loro vita il mio pan brioche e a me piace tanto pensare che, quando si inorgogliscono di quel profumo con i loro cari, si possano ricordare anche di me!
La ricetta di quegli anni era la ricetta “quanto ne riceve” di mia zia, molto buona ma un po’ troppo mutevole, proprio per quel suo “quanto ne riceve”, e senz’altro lunga (doveva lievitare una notte + due ore), per questo ho continuato a sperimentare fino a quando non ho trovato questa ricetta, piu’ semplice, breve e perfetta nella realizzazione di un impasto morbido e compatto.
Prima o poi rifaro’ la ricetta “quanto ne riceve” e, di sicuro, la scrivero’ qui ma per ora mi piace pensare che questa fase da adulta abbia la sua nuova ricetta comfort food.

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450 g farina 0
200 g farina manitoba
2 uova + 1 per spennellare l’impasto
100 g miele d’acacia
125 g burro sciolto
200-225 ml latte tiepido
2 bustine di lievito di birra in grani
50 g zucchero
1 cucchiaino raso di sale

Mescolare il lievito alla farina in una grande ciotola, fare una fontana e versarvi lo zucchero, il sale, le uova, il miele e il burro tiepido. Amalgamare il tutto con una forchetta, aggiungendo poco per volta il latte tiepido. Lavorare l’impasto su un piano infarinato per almeno 10 mn per attivare bene la lievitazione. Coprire l’impasto con un canovaccio umido e farlo lievitare al caldo per 1 ora e mezza circa (deve raddoppiare).
Dividere l’impasto lievitato nei piccoli stampi da plum cake (o negli stampi che preferite), lasciar lievitare per altri 30 mn. Spennellare la superficie con l’uovo sbattuto ed infornare a 180 C con una ciotolina piena d’acqua (questo, con l’umidita’ che crea, permette all’impasto di non ispessirsi troppo durante la cottura) per 15 mn (ma dipende dalla grandezza dei vostri stampi).

e buona giornata!

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Con questa ricetta partecipo al contest Honey sweet honey, il contest di Cappuccino e cornetto

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