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Mangiare una mela e’ uno dei gesti piu’ rilassati che conosca, io mangio mele da sempre dovunque e benche’ sia un gesto decisamente familiare alla maggioranza, mi sembra spesso di intravedere un po’ di meraviglia e sorpresa quando qualcuno decide di prendersi questo momento di interruzione dalla routine lavorativa o della giornata in genere… chissa’, forse e’ davvero evidente quello a cui questo gesto puo’ rimandare.
Rigorosamente a morsi su una buccia ben lucidata fin da casa, mangiare una mela in questo modo, a volte, e’ il mio modo di sottrarmi e oppormi a quello che non mi va e non mi piace; un po’ in stile Huckleberry Finn, sgranocchio il mio pomo fino al torsolo come alla ricerca del bandolo che mi chiarira’ la questione o semplicemente l’andamento della mia giornata; poi… la mela finisce, e quel pensiero di fuga e di distacco lascia il posto all’andamento naturale delle cose da fare ma, con il desiderio di farle secondo il proprio modo.
Fuga o resistenza, a volte basta davvero poco per chiarirci quello che siamo.

Oggi e’ una giornata importante per noi italiani e voglio accompagnare questa riflessione con una poesia di Pablo Neruda, un poeta straordinario che nelle molte sue odi di cibi e gesti quotidiani nasconde delle vere e proprie lezioni di civilta’ e impegno civile.

ODE ALLA MELA

Te, mela,
voglio
celebrare
riempiendomi
la bocca
col tuo nome,
mangiandoti.
Sei sempre
nuova come niente altro,
sempre
appena caduta
dal Paradiso:
piena
e pura
guancia arrossata
dell’aurora!
Quanto difficili
sono
paragonati
a te
i frutti della terra,
le uve cellulari,
i manghi
tenebrosi,
le prugne
ossute, i fichi
sottomarini:
tu sei pura manteca,
pane fragrante,
cacio vegetale.
Quando addentiamo
la tua rotonda innocenza
torniamo per un istante
ad essere
creature appena create…
Io voglio
un’abbondanza totale,
la moltiplicazione
della tua famiglia,

voglio una città,
una repubblica,
un fiume Mississipi
di mele,
e alle sue rive
voglio vedere
tutta
la popolazione
del mondo
unita, riunita,
nell’atto più semplice che ci sia:
mordere una mela.

Tratto da “Ode al vino e altre odi elementari” di Pablo Neruda, Passigli, 2004

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Ingredienti

250 g farina
140 g burro
125 g zucchero
1 uovo
1/2 cucchiaino di fleur de sel

1/2 mela granny smith
Cannella
Zucchero
Pan grattato

Mescolare la farina con lo zucchero e il sale, aggiungere il burro freddo tagliato a pezzetti e lavorare gli ingredienti fino a formare delle briciole, aggiungere l’uovo e impastare fino a formare una palla; avvolgere l’impasto con della pellicola e farlo riposare in frigo per un’ora.
Sbucciare la mela e tagliarla in piccoli pezzettini, aggiungere zucchero e cannella a seconda del proprio gusto (io ho usato 3 cucchiaini di zucchero e 1/2 di cannella), aggiungere un paio di cucchiaini di pangrattato per assorbire in cottura eventuali liquidi.
Passato il tempo necessario, stendere l’impasto ad un’altezza di 3 mm e con un tagliabiscotti a forma di mela tagliare i biscotti.
Disporre una parte dei biscotti su una teglia con carta forno, versare un po’ di mele al centro del biscotto e coprire con un’altro biscotto schiacciando i bordi fino a farli unire.
Infornare a 180 C per 10 mn o fino a quando i bordi non si sono appena scuriti.

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Con questa ricetta partecipo al contest Ricette ripiene dall’antipasto al dolce del blog Cucchiaio e pentolone.

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